La morte del giovane lavoratore riapre, ancora una volta, la ferita aperta della sicurezza nei luoghi di lavoro. CGIL, CISL e UIL chiedono controlli strutturali, protocolli sugli appalti e un ruolo attivo della Prefettura.
Rayan Lassoued aveva 21 anni. Aveva tutta la vita davanti. Invece è morto sul lavoro, nella provincia di Ravenna, in quello che non può e non deve essere definito un incidente. Non siamo di fronte a una fatalità: siamo di fronte all'ennesima tragedia che colpisce un lavoratore giovanissimo, e che chiama tutti — imprese, istituzioni, parti sociali — a una risposta chiara e immediata.
A Rayan e alla sua famiglia va il cordoglio e la vicinanza di CGIL, CISL e UIL.

Il problema non è la sfortuna. È il sistema.
CGIL, CISL e UIL lo ribadiscono con forza: la sicurezza nei luoghi di lavoro non si tutela con le parole di circostanza che seguono ogni tragedia. Si tutela con controlli seri, con ispezioni frequenti, con una vigilanza rigorosa sull'effettiva applicazione delle norme. Per questo i sindacati ritengono non più rinviabile un rafforzamento strutturale dell'attività ispettiva nel territorio ravennate.
Altrettanto urgente è un intervento sui meccanismi degli appalti e dei subappalti — pubblici e privati — contesti nei quali, troppo spesso, si annidano condizioni di lavoro inadeguate e una progressiva erosione dei diritti. I testi dei protocolli sono già stati condivisi da mesi: è ora di sottoscriverli, superando ogni indugio o reticenza. Non c'è più tempo.

La richiesta alla Prefettura: basta convegni, servono azioni
CGIL, CISL e UIL rivolgono una richiesta formale alla Prefettura di Ravenna: che assuma pienamente il ruolo di regia e coordinamento che le compete in materia di sicurezza sul lavoro, così come previsto dal "Patto territoriale di comunità per la prevenzione degli infortuni, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e la legalità". Questo significa convocare con regolarità la Cabina di Regia, sostenere il lavoro dell'Osservatorio e promuovere iniziative straordinarie di controllo sul territorio.
La nostra provincia ha una storia su questo. Dopo la tragedia della Mecnavi, Ravenna ha sempre saputo tradurre le parole in azioni concrete, costruendo tramite protocolli tra le parti sociali garanzie aggiuntive rispetto alla norma. Quella stagione di concretezza non può essere archiviata.

Un diritto fondamentale, non un optional
La sicurezza sul lavoro non è accessoria. Non è comprimibile. È un diritto fondamentale e indisponibile di ogni lavoratrice e lavoratore. Morire di lavoro, a 21 anni, è un fallimento che non può più essere tollerato.
CGIL, CISL e UIL chiedono che vengano accertate senza indugio le responsabilità dell'accaduto e chiedono a tutti — imprese, stazioni appaltanti, istituzioni — una chiara assunzione di responsabilità. Perché continuare a piangere le vittime senza cambiare nulla non è dolore: è complicità.

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