In riferimento all’accordo territoriale (in attuazione della Legge 431/98 e del Decreto del 16/01/2017) sottoscritto dalle associazioni dei proprietari di Ravenna APPE CONFEDILIZIA, ASPPI, UPPI, APPC, CONFABITARE e ASSOCASA e FEDER.CASA CONFSAL, come Cgil - Sunia, Cisl - Sicet e Uil - Uniat siamo a motivare le ragioni che hanno portato le nostre organizzazioni a non sottoscrivere il testo proposto senza alcuna possibilità di modifica e sottoscritto senza preavviso e a nostra insaputa mentre il Tavolo delle trattative era ancora in corso.

La nostra contrarietà all’accordo non è dovuta solo alla forma e sostanza dell’atto ma è di natura sociale nonché giuridica in quanto:

• Gli aumenti dei canoni, che possono superare il 35%, comporterebbero un ulteriore peggioramento delle condizioni sociali di migliaia di famiglie del nostro territorio già precarie aggravando l’emergenza abitativa;
• E’ stato sottoscritto un aumento del tabellare del 10% ma questo vale solo per il centro città e paradossalmente per le microzone intermedie, frazioni e forese (dove vi sono insediamenti popolari) l’aumento rispetto alle attuali tabelle sarà di oltre il 14%;
• Sono previste maggiorazioni in base alla certificazione energetica ma sono calcolate ulteriori maggiorazioni legate a parametri qualitativi che fanno parte degli stessi elementi che portano alla definizione della classe energetica (pannelli solari, doppi vetri, ecc.);
• Si è aumentato il numero dei parametri qualitativi per classificare gli immobili (utili a determinare nelle tabelle quale fascia - bassa, media, alta - prendere a riferimento per il calcolo del canone) inserendo caratteristiche facilmente raggiungibili anziché eliminare quelle oramai superate: il massimo si raggiunge quando si prevede come elemento di qualità “l’assenza di infiltrazioni o intonaci labenti o pavimenti e/o sanitari dissestati”. Queste nuove modalità di classificazione degli immobili comporterà il non utilizzo della fascia bassa e uno spostamento massiccio dalla fascia media a quella alta comportando un aumento della base di calcolo dei canoni di oltre il 20%;
• I contratti turistici non sono regolati dalla 431/98 e quindi l’uso turistico non può rientrare nei motivi di transitorietà di cui agli Accordi Territoriali, cosi come evidenziato anche da una nota ricevuta da Ravenna Entrate. Contrariamente a quanto suddetto fra i motivi di transitorietà, nell’accordo firmato, sono previste casistiche specifiche del settore del turismo (punto 10 dell’esigenze di transitorietà del conduttore);
• Nel contratto per studenti universitari è stata prevista una durata inferiore ai 6 mesi in deroga alla legge 431 del 98 la quale espressamente pone la durata minima non inferiore a 6 mesi.
• Nel calcolo della metratura dell’immobile è stata prevista la metratura catastale e non la calpestabile con l’aggiunta del 20% anche dei vani e accessori non censiti e non presenti nelle planimetrie catastali, quali basso comodi (cantine e ripostigli precari).

Di conseguenza i cambiamenti che sono stati effettuati alle tabelle e al calcolo dei metri quadrati da considerare comporteranno aumenti che, in base alle nostre proiezioni, andranno dal 14% a oltre il 35% soprattutto nelle fasce popolari.

Nel testo è previsto, in assenza di rinnovo entro la scadenza dell’accordo, un aumento automatico sul tabellare pari al 50% della inflazione registrata nel triennio precedente. Ciò vuol dire che si cancella la possibilità di contrattazione nel territorio ottenendo automaticamente gli aumenti che avrebbero avuto i contratti che non hanno aderito alla cedolare secca; 75% dell'inflazione registrata dall’ ISTAT che con le agevolazioni fiscali superano gli aumenti del mercato libero: per noi associazioni maggiormente rappresentative dei conduttori della nostra provincia è socialmente inaccettabile.

Da non sottovalutare che tale accordo avrà anche delle ricadute economiche sull’ERS.

E’ nostra responsabilità, in qualità di associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale e locale che mettono in pratica quotidianamente gli scopi statutari a tutela degli inquilini che rappresentiamo, non lasciare in balia di questo Accordo a dir poco iniquo, le 8.000 famiglie che vivono in affitto nella nostra città.

In sostanza, non solo la modalità utilizzata è una violenza senza precedenti nella storia e valori del nostro territorio, ma l'intero accordo colpisce violentemente la parte più debole dei contraenti: gli inquilini.

Lo spirito del canone concordato, con l'intervento del legislatore che mette a disposizione risorse pubbliche, è quello di trovare il giusto equilibrio fra la domanda e l'offerta di affitti in particolare nelle città ad alta intensità abitativa tramite decreto.

L’accordo è completamente contro allo spirito del decreto e non raggiunge il giusto equilibrio fra le parti contraenti ma penalizza la parte più debole per la quale si è legiferato.

Si dovrà assolutamente riaprire il tavolo delle trattative (previa sospensione dell’accordo depositato) per poter procedere nel negoziato in modo corretto e per un significativo miglioramento normativo e di contenuti garantendo la trasparenza sui documenti utili al calcolo del canone.

Da parte nostra c’è la volontà democratica di non escludere nessuno, l’importante è che le parti convocate abbiano i requisiti richiesti dalla legge e abbiano negli scopi statutari quello di rappresentare e di agire nei fatti per gli interessi dei propri associati cioè degli inquilini e in merito alle politiche abitative in generale. Nel caso di cui trattasi invece è evidente la sottoscrizione di questo Accordo da parte di associazioni che si definiscono in rappresentanza degli inquilini sulla carta ma, nei fatti, l’Accordo Territoriale appare un atto tutto a vantaggio della proprietà.

SUNIA