Nell’ambito dell’astensione dal lavoro nazionale indetta da Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil, anche gli addetti di Enel in Emilia Romagna incrociano le braccia per protestare contro la politica del nuovo management che rischia di dare il “colpo di grazia” a una delle più importanti aziende del Paese.

Piano industriale inadeguato e dannoso; carenze negli investimenti; tagli indiscriminati al costo del lavoro; esternalizzazione di attività core e peggioramento delle condizioni di lavoro per i 30 mila dipendenti italiani di Enel: sono queste le ragioni più importanti alla base dello sciopero generale indetto per l’8 marzo da Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil nazionali e che coinvolgerà anche la nostra regione, con un presidio organizzato a Bologna in piazza Nettuno dove si darà ampia informazione ai cittadini. Da Ravenna e Faenza partirà un pullman per raggiungere Bologna e il presidio.

Secondo i sindacati, l’azienda vuole incrementare l’affidamento ad Imprese esterne di alcune attività elettriche di particolare delicatezza, con una pericolosa diminuzione del presidio sulla conduzione degli impianti e con l’evidente obiettivo di ridurre il proprio personale interno, generando un probabile aumento dei rischi sulla sicurezza del lavoro.

L’Azienda inoltre è decisa a modificare profondamente l’orario del lavoro per le realtà operative senza alcuna discussione preventiva, mentre ha già bloccato il piano di assunzioni concordato senza ulteriori piani di incremento del personale. Vuole ridurre l’utilizzo dello smart working e falcidiare gli investimenti nell’ambito delle fonti rinnovabili che passano dai 5,5 miliardi (stanziati nel solo 2023) a 2,9 miliardi di euro nei tre anni successivi. Non c’è traccia di investimenti nel settore idroelettrico né sulla geotermia. C’è solo un generico impegno per la realizzazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo (batterie).

Grave la situazione anche nel settore del Mercato dove, a fronte di una rivoluzione epocale come quella della chiusura del mercato tutelato, non si prevedono incrementi di personale ne progetti utili al consolidamento ed espansione della propria posizione sul mercato libero, in una situazione che già oggi, vede la necessità di aprire a turno gli sportelli dei territori a causa della mancanza di personale.

Le manutenzioni delle sedi, specialmente nelle piccole realtà territoriali, sono di fatto assenti e ci sono problemi -anche importanti- che da mesi aspettano risposte.

“Non scioperiamo quindi per rivendicare aumenti salariali, né per chiedere privilegi – spiegano i segretari regionali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil, ma perché siamo preoccupati per la direzione che sta prendendo l’Azienda.

Enel pare intenzionata a indietreggiare, tornare al passato, anziché guardare al futuro. Non sembra avere nessun piano industriale di sviluppo e creazione di valore, nessun progetto utile ad affrontare il superamento del combustibile fossile e la messa a terra delle nuove tecnologie green finanziate dal PNRR.

Non può essere il mercato a dettare le strategie operative di Enel, ma la responsabile direzione di

un grande player internazionale con la mission vera di erogare un servizio di pubblica utilità per i cittadini. Occorre che la Politica, quella con la P maiuscola, ricominci a farsi carico delle sue prerogative ed elabori finalmente un Piano Energetico Nazionale, affidando compiti e responsabilità a soggetti che ne sono degni e controllandone l’operato.

Il malcontento diffuso in tutte le società del gruppo, che coinvolge indistintamente operai, impiegati e quadri è un segnale di allarme che non va sottovalutato e che non si placherà fino ad una netta inversione di tendenza, utile a traguardare uno sviluppo ed una rinnovata attenzione alla gestione della rete elettrica na zionale e un futuro più tranquillo a tutto il Paese.

FILCTEM