La sanità pubblica e universalistica è sotto attacco. Le previsioni del Documento di economia e finanza del governo Meloni - che riduce in maniera drastica il finanziamento per la sanità pubblica, entro il 2026, al 6,2% del Pil , unite alle enormi difficoltà del servizio sanitario nazionale nell'epoca post covid - ci fanno dire che siamo a un punto critico, il rischio è evidente e non bastano i ripetuti comunicati stampa di alcuni che dicono, ma poi non agiscono. Non servono chiacchiere ma serve mobilitarsi. Ora.

Per questa ragione la Cgil è scesa in piazza a Roma il 24 giugno assieme a tante associazioni e a tutto il personale sanitario che si occupa della garanzia del Diritto costituzionale alla Salute e scenderà nuovamente il 7 ottobre in una grande manifestazione con oltre 100 associazioni. Abbiamo accolto favorevolmente e sosteniamo la proposta di Legge che la Regione Emilia Romagna promuove per chiedere un aumento del fondo nazionale al 7,5% del Pil, 4 miliardi all'anno per 5 anni, oltre che per superare i vincoli esistenti per le Regioni sulla spesa investita sul personale che da anni soffre un sotto finanziamento sia in termini di organici che di remunerazione. Nele sedi della Cgil della Romagna è già possibile firmare, come anche nei banchetti che nelle prossime settimane si organizzeranno nel territorio per promuovere la manifestazione del 7 ottobre.

 Siamo gente operativa, ribadiamo, basta chiacchiere, basta divisioni, dobbiamo tutti portare a casa un risultato costringendo il Governo ad ascoltare il grido di allarme che arriva dal territorio.

 I pronto soccorsi e tante strutture e reparti dal nord al sud sono in perenne affanno, i medici che rassegnano le dimissioni dal sistema sanitario nazionale mettono in difficoltà il sistema pubblico, come quelli che nel nostro ambito si trasferiscono al sistema privato o all'estero tra cui anche la vicina San Marino, con l'obiettivo, se vogliamo anche legittimo dopo anni di difficoltà, di avere condizioni di vita e di lavoro migliori. Non è più possibile nascondere la polvere sotto al tappeto: è necessario aumentare con urgenza le risorse destinate al sistema sanitario nazionale in rapporto al Pil, se questo non avviene i servizi sul territorio compresi quelli relativi all'emergenza urgenza come anche i servizi ospedalieri, la diagnostica e tutta la medicina territoriale e di prossimità non riusciranno a garantire risposte favorendo così lo scivolamento verso il privato.

 

Secondo il report della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, pubblicato nell’ottobre 2022, nell’ultimo triennio le maggiori risorse destinate alla sanità sono state erose dalla pandemia. L’Italia è al 16° posto in Europa e ultima tra i Paesi G7 per spesa sanitaria pro-capite. Il rapporto tra spesa sanitaria e Pil crollerà nel 2025 al 6,1% (oggi è al 6,9%): questo comporterà rischi gravissimi per la sanità e la salute pubblica.

 Alla luce dei dati comunicati recentemente, a mezzo stampa dai vertici dell’Ausl Romagna, la Cgil e la Fp Cgil di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini mentre si mobilita, ritiene indispensabile l'avvio di un confronto territoriale al fine di valutare le azioni da mettere in campo per determinare le politiche relative al reclutamento personale del comparto e della dirigenza, garantendo il turn over e ampliando il numero di incarichi e di riconoscimenti professionali ai lavoratori della sanità con l'obiettivo di garantire non solo una migliore qualità di lavoro ma anche risposte adeguate alla cittadinanza.

 Cgil e Fp Cgil si chiedono quala sia il futuro del SSN, qual è la strategia per “curare” una sanità malata. Serve trasparenza e lungimiranza per affrontare un autunno che si preannuncia caldo su molti temi, dalla tenuta dei servizi alla cittadinanza al riconoscimento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in tema di conciliazione vita/lavoro e di tutele genitoriali. La Cgil e la Funzione Pubblica Cgil sono pronte a far la propria parte.

 

Ravenna, Forlì Cesena, Rimini 15/09/2023

 

FP, AUSL ROMAGNA, SANITÀ