Ieri alla Camera è stato votato un emendamento proposto da FDI al PNRR, con l’approvazione di questo emendamento si darà la possibilità ad associazioni del terzo settore di entrare nei consultori e fare consulenze alle donne che stanno valutando un percorso di interruzione VOLONTARIA di gravidanza; il 43% dei certificati abortivi viene emesso dai consultori.
L’emendamento è stato chiamato “pro-life”, un nome che già di per sé ci indica le chiare derive di questo Governo, come se chi sostenesse la libertà delle donne di decidere sul proprio corpo e di autodeterminarsi fosse “pro-death”.
Non possiamo che considerare questo emendamento superfluo e capzioso visto che già l’articolo 1 della L.194/78 prevede che «lo Stato garantisca il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosca il valore sociale della maternità e tuteli la vita umana sin dal suo inizio. (...) Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».
È quindi evidente che l’intenzione, mal celata, di questo emendamento “pro-life” non sia la piena applicabilità della L.194 come sostiene la Presidente del Consiglio, ma l’ennesima ingerenza delle associazioni pro-vita nelle sedi laiche deputate a sostenere le donne nelle loro scelte. L’obiettivo è quindi chiaro, pubblicamente dichiarato dalle associazioni antiabortiste: “il nostro ambito di azione è la sensibilizzazione pubblica e l’influenza politica con campagne nazionali”, intervenendo appunto sul controllo del corpo delle donne.
Gli obiettivi dichiarati dalla presidente Meloni e dalla ministra Roccella si sostanzierebbero con un maggiore investimento pubblico nei consultori, una regolamentazione efficace in materia di obiezione di coscienza (63,4% dei medici in Italia – 43% in Emilia Romagna, 85% in Sicilia) e servizi pubblici e di prossimità per sostenere la genitorialità, non certo facendo ascoltare il battito cardiaco del feto alle donne che richiedono una IGV.
La CGIL sarà sempre impegnata nelle battaglie di civiltà e al fianco delle donne, in difesa della loro libertà di autodeterminazione a prescindere dalla loro decisione di essere madri. La maternità nel 2024 non può più essere considerata il destino naturale di chi nasce in un corpo di donna.

BELLE CIAO, DONNE