A San Romualdo, il maneggio cittadino ha un nuovo gestore. La procedura pubblica per l’assegnazione ha fatto il suo corso e la concessione quinquennale è stata assegnata. Tutto in ordine. Ma tra le pieghe delle determinazioni amministrative manca un fatto. “L’unico lavoratore rimasto in quell’impianto – spiega Saverio Monno, segretario generale della Slc Cgil Ravenna – ha ricevuto dal precedente gestore una lettera di licenziamento e, contestualmente, la disdetta del comodato d’uso dell’alloggio in cui vive”. Quel lavoro non era soltanto salario. Era anche casa. “Mentre la macchina burocratica certificava procedure, punteggi e canoni – prosegue Monno – nella realtà materiale prendeva forma una vicenda umana e sociale gravissima: un lavoratore rischia di perdere, in un colpo solo, reddito e abitazione”.
La gravità della situazione è ora scandita dal calendario. Domani, 29 maggio, scadrà infatti il termine indicato per il rilascio dell’immobile. La Slc Cgil Ravenna contesta radicalmente tale scadenza: la disdetta, pur datata 29 aprile, è stata ricevuta dal lavoratore soltanto l’11 maggio, mentre il contratto di comodato prevede almeno un mese di preavviso. Una tempistica che riteniamo arbitraria, irragionevole e illegittima. “Fino a quel momento – precisa Monno – il lavoratore aveva ricevuto soltanto un’anticipazione verbale, improvvisa e priva di chiarezza sulle scadenze, arrivata con tempismo quantomeno grottesco proprio alla vigilia del Primo Maggio. A quella comunicazione informale ha poi fatto seguito la freddezza degli atti formali”.
“Già lo scorso 4 maggio avevamo posto la questione all’Amministrazione comunale e al Sindaco di Ravenna, confidando in un intervento utile a evitare il precipitare della situazione. Ma non abbiamo ricevuto alcun sostanziale riscontro”, ricorda il sindacalista. Il 25 maggio è partita un’ulteriore richiesta formale: una PEC indirizzata al precedente gestore, al nuovo gestore e allo stesso Comune, per chiedere un incontro urgente, contestare gli atti ricevuti, diffidare dall’assumere iniziative unilaterali sull’alloggio e presentare istanza di accesso agli atti. Ad oggi l’unico riscontro ci è stato fornito dalla gestione uscente – constata Monno –. Dal nuovo gestore e da Palazzo Merlato, invece, registriamo un silenzio assoluto. Siamo di fronte a una procedura, magari pure formalmente ordinata, ma socialmente cieca, che intendiamo contrastare con ogni iniziativa utile”.
La questione, sottolinea il sindacato, non è soltanto tecnica. È politica. Quando un ente pubblico affida, concede o riorganizza propri spazi, la correttezza formale degli atti non esaurisce le sue responsabilità.
“La politica cittadina – osserva il segretario della Slc Cgil – richiama spesso, e giustamente, l’importanza delle clausole sociali, della tutela dell’occupazione e dello sport come presidio di comunità. Sono princìpi fondamentali, che tuttavia diventano retorica vuota se vengono dimenticati nel momento esatto in cui una gestione pubblica cambia di mano”.
“Non abbiamo, allo stato, elementi per mettere in discussione il diritto e la regolarità dell’avvicendamento – precisa Monno –. Proprio per questo, con la Pec del 25 maggio, abbiamo formulato anche istanza di accesso agli atti, al fine di esaminare compiutamente la procedura di assegnazione, le eventuali clausole sociali previste, le interlocuzioni intercorse tra i soggetti coinvolti e ogni profilo riguardante la posizione lavorativa e abitativa del dipendente. Ciò che contestiamo sin d’ora, però, è l’inerzia di un passaggio amministrativo che rischia di togliere a un uomo e alla sua famiglia non solo il reddito, ma anche un tetto”.
La Slc Cgil Ravenna chiede dunque all’Amministrazione comunale, al precedente gestore e al nuovo gestore di sedersi immediatamente a un tavolo, fermare ogni iniziativa sul rilascio dell’alloggio e individuare una soluzione concreta e rispettosa della dignità del lavoratore.
“I cambi di gestione – conclude Monno – sono fatti di ordinaria amministrazione. Ma rischiare di finire in mezzo a una strada, sotto lo sguardo silente di chi governa la città, non è una prassi. È una responsabilità politica”.