Un anno fa, tra il 2 e il 3 maggio e tra il 15 e il 17 maggio, due eventi catastrofici hanno colpito il nostro territorio.
Quegli eventi hanno causato 17 morti, decine di migliaia di sfollati, intere comunità travolte dall’acqua, dal fango e dalle frane. Ribadiamo in quest’occasione ancora una volta il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alle vittime e alle loro famiglie.

Per risollevarsi fu fondamentale la forza della popolazione e delle comunità colpite, che operarono incessantemente assieme ai soccorritori e a migliaia di volontari arrivati da tutta la Regione e da tutta Italia.
A un anno di distanza è necessario ricordare il dramma che il nostro territorio ha subito e stringersi al fianco di chi continua purtroppo a subirne le conseguenze.

Serve però fare anche un bilancio delle scelte che sono state fatte.
I danni complessivi inferti al nostro territorio sono stati pari a circa 9,5 miliardi di euro.
Il Governo nei giorni immediatamente successivi all’alluvione si è speso in passerelle, promettendo che avrebbe garantito il risarcimento del 100% dei danni subiti dalla popolazione e una ricostruzione rapida ed efficace.

Le cose però non sono purtroppo andate in questo modo: le promesse del Governo sono finite nel fango.

A oggi, quasi la totalità delle famiglie colpite non ha ricevuto nessun risarcimento per i danni subiti, a eccezione dei primi interventi realizzati attraverso il CAS ed il CIS.
Il Governo, che aveva promesso il risarcimento del 100% dei danni, non ha invece ancora trovato il tempo di approvare un emendamento che consenta il risarcimento dei beni mobili (mobilio, elettrodomestici, ecc). Si tratta di una autentica vergogna, uno schiaffo alla popolazione colpita. Inoltre le procedure previste risultano complesse e farraginose e mancano ancora le regole per disciplinare l’utilizzo del credito di imposta per l’erogazione dei risarcimenti, provvedimento richiesto dalle Organizzazioni Sindacali e recepito nell’ultima Legge di Bilancio.

Sul versante della ricostruzione, il Governo ha stanziato la metà dei fondi necessari. Inoltre, non si hanno più notizie dell’assegnazione di 1,2 miliardi di euro del PNRR annunciata in pompa magna dalla presidente Meloni. Non si sa, quindi, se si tratta di risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate e quali siano le modalità e le tempistiche per la realizzazione dei progetti.
Abbiamo poi richiesto in tutte le sedi l’assunzione di personale per tutti gli enti locali e le pubbliche amministrazione coinvolte nella ricostruzione, ma ad oggi risultano grandi difficoltà a realizzare anche le poche assunzioni previste.
In questo modo diventa sempre più un miraggio l’obiettivo di una ricostruzione rapida e sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, in grado di affrontare l’emergenza climatica che stiamo attraversando.

Al Commissario Figliuolo abbiamo da subito proposto di condividere un Protocollo con tutte le istituzioni e le parti sociali per garantire la legalità, la qualità del lavoro e la sicurezza sul lavoro nella ricostruzione. Non siamo stati ascoltati e il Commissario ha predisposto un Protocollo con le Prefetture parziale e insufficiente.

Il bilancio che emerge è chiaramente preoccupante e negativo per i territori coinvolti e per le persone che hanno subito danni.
Ma anche di fronte a tali difficoltà - come abbiamo fatto dal primo giorno e fino ad oggi -continueremo a stare al fianco della popolazione colpita e a rivendicare le risposte che servono per risarcire i danni e per realizzare la ricostruzione di tutte le infrastrutture pubbliche e private danneggiate e distrutte.