Situazione tragica nelle case di riposo. Strutture inadatte a contrastare il contagio del virus. I tamponi a 30/40 giorni si sono dimostrati insufficienti e c’è chi ancora risparmia sui dispositivi di sicurezza

Come Funzione Pubblica Cgil di Ravenna esprimiamo grande preoccupazione per il drammatico scenario che si è delineato nelle strutture residenziali per anziani della provincia di Ravenna.
Il numero di focolai e l’ampio raggio di persone coinvolte fra operatori sanitari, infermieri, oss, fisioterapisti, responsabili delle attività assistenziali e utenti, ci convince ogni giorno di più della necessità di ripensare il modello organizzativo del lavoro, coniugandolo positivamente con le necessità di anziani e dipendenti. Serve un modello che garantisca la sicurezza e la salute a ospiti e lavoratori.
Nella seconda ondata della pandemia, la quasi totalità dei casi di positività, tra il personale (circa 180 unità) e gli ospiti (circa 280 unità) dei centri per gli anziani, si è verificata in strutture gestite dalla cooperazione sociale, da privati o strutture non accreditate.
Una domanda si pone legittima, è compatibile una gestione finalizzata al profitto con l’assistenza, la salute e sicurezza di ospiti e personale?
Noi riteniamo che non sia solo un problema di allentamento nell'applicazione di protocolli e norme, ma vi sia una questione di fondo nel modello organizzativo.
Sino ad ora le gestioni che “facevano bilancio” comprimendo diritti dei lavoratori, turnazioni e organici, o negando l'acquisto di strumentazioni e dotazioni atte a tutelare lavoro e servizi, si ripercuotevano sui dipendenti provocando malattie professionali a spalle, colonna vertebrale e in alcuni casi al sistema nervoso. Queste gestioni negavano quasi sempre corrette relazioni sindacali, invitando al silenzio il personale che si lamentava o che andava al sindacato.
Oggi queste gestioni non hanno il presupposto per isolare e gestire il contagio. Una volta che il virus entra in struttura, il sistema implode trasmettendo il virus, con conseguenze a volte letali, a ospiti, personale e loro familiari. Ci sono alcune realtà come una Cra gestita dalla cooperativa Incammino in cui i dipendenti erano obbligati a lavare i propri indumenti da lavoro a casa e si vedevano consegnare una mascherina chirurgica per turni di 6 ore.
Riteniamo che molto si stia facendo, ma per intervenire in questo scenario chiediamo a tutti i nostri interlocutori - Distretto Sanitario, Dipartimento di sanità pubblica, Asp, centrali cooperative e loro associate - di adoperarsi, ognuno per la propria competenza, per creare le condizioni indispensabili per invertire questo trend in ogni singola realtà. In un momento così tragico, lesinare sui dispositivi di sicurezza non fa altro che aumentare il numero dei contagiati, i disagi e le paure per gli operatori, gli anziani e le famiglie che vi ruotano attorno. La vita di ogni singola persona è preziosa, il bene che ognuno riserva al proprio caro è inestimabile, e dobbiamo tutelarli con tutte le risorse a disposizione, così come dobbiamo tutelare la vita dei lavoratori e dei loro famigliari, spesso colpiti in prima persona.
Chiediamo alle cooperative virtuose, con le quali sono costanti gli incontri di aggiornamento e coinvolgimento nei protocolli covid e di informazione sulle situazioni di focolai, di essere da esempio. Ci sono realtà che negano il coinvolgimento del sindacato nei comitati covid, demandano e rimandano le forniture di dispositivi di protezione individuale (Dpi) specifici, anche nel momento in cui si verificano casi accertati all’interno della struttura, non garantiscono, con sistematicità, tamponi e screening. Simili situazioni favoriscono il diffondersi in maniera incontrollabile di casi che, come purtroppo stiamo vedendo, hanno portato alla morte di numerosi anziani e residenti nelle strutture per anziani e di famigliari del personale coinvolto.
Serve una maggiore attenzione nella gestione dei focolai, che garantisca reparti distinti fra positivi e negativi. Pur comprendendo la difficoltà dell’emergenza, i positivi vanno immediatamente isolati e gestiti da personale dedicato che non venga in contatto con altri ospiti e colleghi.
Chiediamo a tutti i gestori privati e pubblici la massima collaborazione per garantire screening e tamponi con cadenza almeno quindicinale, perché è sotto gli occhi di tutti che tamponi eseguiti ogni 30/40 giorni siano quanto meno tardivi e insufficienti.
Non è possibile che, ancora oggi, una struttura per anziani non sia dotata di un servizio professionale di lavanderia e dia risposte approssimative al sindacato quando chiede chiarimenti in merito a protocolli covid e gestione dell’emergenza. Troppo spesso succede che le mascherine chirurgiche siano centellinate o date solo su richiesta, che le mascherine Ffp2 non siano fornite, assieme a visiere e camici idonei.



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