Welfare locale a rischio con la “revisione della spesa”: tagli nei posti letto degli ospedali, meno bimbi nelle scuole dell’infaniza, perdita di posti di lavoro nel pubblico e privato

La Cgil e la Fp Cgil chiedono l’urgente convocazione della conferenza territoriale del welfare.

In sanità: “Oltre che il consolidamento del presidio di Ravenna si rende necessario un nuovo investimento per i presidi di Faenza e Lugo, anche attraverso una profonda integrazione”

Riduzione di posti letto negli ospedali, riduzione di posti per i bambini negli asili nido e nelle scuole dell'infanzia, contrazione qualitativa e quantitativa dei servizi assistenziali agli anziani, meno lotta all'evasione fiscale, meno controlli per garantire la legalità, perdita di posti di lavoro pubblici e privati, ulteriore compressione dei diritti dei lavoratori. Ecco alcuni degli effetti che si cominciano a riscontrare o che si preannunciano anche nella provincia di Ravenna in applicazione della legge sulla “revisione della spesa pubblica “:
Pienamente disatteso, quindi, l'obiettivo dichiarato di incidere sulla spesa pubblica, come sarebbe doveroso fare, a invarianza dei servizi ai cittadini. Si tocca con mano come, ancora una volta, siamo di fronte a tagli lineari che mirano a ridurre il perimetro dell'intervento pubblico e della tutela dei diritti dei cittadini, senza considerarne i reali bisogni.
I bilanci degli enti locali dovranno trovare copertura a un ulteriore taglio pari a 1 miliardo per il 2012, a bilanci già approvati, e a 3 miliardi per il 2013, a livello nazionale. Nell'ambito della sanità anche la Regione Emilia Romagna comincia a delineare interventi che possono pregiudicare la capacità di risposta diffusa e qualificata sul territorio alla richiesta di salute. La riorganizzazione delle agenzie fiscali, di Inps e Inail, di altri presidi decentrati dello Stato rischiano di contrarre il contrasto alla illegalità e di ridurre i servizi erogati a lavoratori ed imprese. Tutto questo, sommato agli esuberi che potranno essere quantificati nella pubblica amministrazione senza alcun riferimento concreto ai servizi erogati, determina anche significative ripercussioni in termini occupazionali, sia sul versante dei posti di lavoro pubblici e privati che si perdono, sia su quello della qualità del lavoro, con il ricorso a forme di rapporto lavorativo sempre meno tutelate e al limite della legalità.
Per ridare un futuro al Paese, per la difesa del lavoro, per contrastare questa deriva, la Cgil ha avviato una mobilitazione a livello nazionale e ha indetto, insieme alla Uil, lo sciopero generale dei servizi pubblici per venerdì 28 settembre, con manifestazione a Roma.
Anche a livello locale è necessario assumere tempestivamente orientamenti e decisioni importanti, in grado di salvaguardare i livelli di welfare presenti sul territorio.
La ridefinizione degli assetti istituzionali e l'ormai strutturale riduzione delle risorse richiamano tutti i soggetti istituzionali a ridisegnare i contorni del nostro welfare per mantenerne la consistenza e la qualità, in una logica di inclusione, di prossimità, di sostenibilità e organicità degli interventi; per questa ragione è più che mai urgente la convocazione della conferenza territoriale del welfare, che fa parte integrante del patto per lo sviluppo firmato fra sindacati, istituzioni e parti sociali.
In ambito socio sanitario, l'assistenza h24 resta uno degli obiettivi della Cgil ma con il decreto Balduzzi, che non prevede strumenti e risorse e modifica il quadro normativo, si rischia solo di produrre un rallentamento rispetto allo sviluppo dei nuclei di cure primarie e delle case della salute.
Si può e si deve salvaguardare e ampliare la capacità di risposta pubblica al bisogno di salute, senza una più alta compartecipazione del cittadino alla spesa sanitaria (ticket), evitando di ridurre le prestazioni specialistiche o gli investimenti in tecnologie ed attrezzature mediche.
A livello locale bisogna dare attuazione agli obiettivi di integrazione condivisi con il percorso di Area Vasta Romagna, realizzando sinergie ed evitando duplicazioni. Bisogna rivedere il sistema di offerta di prestazioni del servizio pubblico reinternalizzando, ove se ne ravvisino margini, attività qualificanti come, ad esempio, la diagnostica per immagini nella struttura sanitaria di Cervia.
La riduzione dei posti letto, prevista dalla legge in termini generali, sul nostro territorio non deve pregiudicare l'organizzazione dei presidi ospedalieri. La Cgil di Ravenna ritiene che, oltre che il consolidamento del presidio di Ravenna, si renda necessario un nuovo investimento per i presidi di Faenza e Lugo, anche attraverso una profonda integrazione, costruendo piattaforme specialistiche e riqualificando i posti letto, per garantire, anche in prospettiva, il mantenimento di risposte adeguate per i cittadini. Tale processo di riqualificazione non potrà riversarsi unicamente sulla sanità pubblica, ma dovrà coinvolgere, proporzionalmente, anche il settore privato convenzionato.
Su questi temi, con le proprie proposte e le proprie priorità, la Cgil di Ravenna intende confrontarsi con tutti i soggetti interessati, a partire dai cittadini, per poter salvaguardare, difendere e ampliare lo stato sociale.


Cgil e Fp Cgil della provincia di Ravenna