Valutazioni di Cgil, Cisl e Uil in merito al progetto di riordino istituzionale del sistema Comuni-Unione Romagna Faentina

La riflessione che il documento dei Sindaci pone agli Organi Istituzionali, alle Associazioni, alle OO.SS. si presenta come un'occasione irrinunciabile per analizzare gli effetti dell'esperienza maturata con l'Unione della Romagna Faentina e per delinearne le prospettive.

CGIL CISL UIL hanno convintamente sostenuto l'esigenza di sviluppare politiche omogenee per ambito territoriale ottimale, visioni strategiche integrate, qualificazione dell'azione pubblica attraverso le diverse forme di cooperazione tra Enti Locali previste dalla normativa. La complessità dei sistemi produttivi, della programmazione territoriale, dei bisogni dei cittadini impongono sempre più politiche e modalità gestionali trasversali, che il piccolo Comune da solo non è in grado di affrontare, anche a causa dei tagli ai trasferimenti e dei blocchi delle assunzioni perpetrati per anni.

L'integrale trasferimento all'Unione delle funzioni dei Comuni, e quindi di tutto il personale dipendente, realizzati alla fine del 2017, rappresenta indubbiamente una peculiarità dell'area faentina ma anche il raggiungimento di un obiettivo da valorizzare e da consolidare per il futuro: non va interrotto un percorso che guarda all'ambito territoriale faentino come luogo principe della programmazione, dello sviluppo e delle azioni strategiche di governo del territorio, ma anzi va messo in sicurezza. Questo anche alla luce di un quadro politico incerto ed un assetto istituzionale generale ancora in divenire, nel quale non sono chiari il ruolo delle Province e gli effetti di una possibile maggiore di autonomia della Regione Emilia Romagna.

Per questo nella revisione istituzionale vanno ricercate regole e accorgimenti che garantiscano il funzionamento dell'Unione anche a fronte di visioni politiche non sempre omogenee per l'intero territorio.

Ma riflettere ora su un riassetto del sistema delle decisioni fra Comuni ed Unioni significa soprattutto interrogarsi sulla partecipazione delle comunità locali alla gestione della cosa pubblica e sulle forme per consentire ai cittadini di riconoscersi nelle istituzioni che li rappresentano.

Un tema quindi che va oltre la questione dell'Unione e che attiene all'esercizio della democrazia nella sua dimensione territoriale più vicina al cittadino, quella che rappresenta il legame principale con l'intero sistema delle istituzioni.

CGIL CISL UIL hanno consolidato in questi anni relazioni sindacali con i Comuni e con l'Unione, sviluppando confronti con i due livelli, nella consapevolezza che uno solo non poteva essere esaustivo ed individuando sempre l'esigenza di confrontarsi con i Comuni, in particolare sugli investimenti, e sulle tariffe. Per noi non è mai venuto meno il ruolo decisionale dei Consigli Comunali e delle Giunte. Siamo però consapevoli che la percezione dei cittadini è a volte diversa: lo svuotamento degli uffici comunali, la riorganizzazione delle funzioni, con accessibilità ai servizi non sempre compatibile con le esigenze dei cittadini, la difficoltà nel comprendere a quale livello di governo sia imputabile una risposta non soddisfacente ad un bisogno sono elementi diffusi.

E' quindi condivisibile lo sforzo di rafforzare il legame fra le comunità locali e le istituzioni elette direttamente, il ruolo degli organi dei singoli comuni e quelli dell'Unione, anche attraverso una netta separazione formale delle competenze.

Tutti i soggetti di rappresentanza di una comunità, e gli amministratori in primo luogo, hanno la responsabilità di tenere vivo quel senso di partecipazione che rende forte e coesa ogni società.

Le architetture istituzionali sono importanti ma non sono di per sè sufficienti.

Per questo riteniamo strategico che parallelamente alla discussione che si apre questa sera nella sede istituzionale maggiormente rappresentativa dell'intera comunità, con il contributo delle OO.SS. e delle Associazioni, debba svilupparsi anche un dibattito pubblico che va promosso nei territori, spiegando i risultati raggiunti, le difficoltà, le opportunità ed i contesti in cui ognuno possa contribuire a delineare le scelte future.

Oltre che riaffermare la centralità dei Consigli Comunali è necessario attivare anche altre forme di partecipazione dei cittadini per rinsaldare il legame delle comunità con i luoghi delle decisioni, a partire dal percorso di riordino istituzionale, ma anche prevedendo nello Statuto forme strutturate di partecipazione come ad esempio le Consulte, i referendum sia consultivi che abrogativi.

Il progetto di riordino contiene poi diverse opzioni relative agli organi dell'Unione (il Consiglio dei Consigli, l'aumento del numero dei Consiglieri dell'Unione, la Giunta delle Giunte, la conferenza dei Capigruppo...). La previsione statutaria di questi organismi va attentamente valutata, soprattutto in relazione ad una possibile coesistenza, che non è esplicitata nel documento, per evitare che un'eccessiva proliferazione di sedi di discussione si trasformi in una moltiplicazione dei percorsi che, anziché velocizzare le decisioni, potrebbe portare all'immobilismo. Alcuni organismi proposti potrebbero essere alternativi fra di loro, (Consiglio dei Consiglio e Conferenza dei Capigruppo dei Comuni e dell'Unione), altri appaiono privi di una valenza precisa, come la Giunta delle Giunte, visto che già esiste la Conferenza degli Assessori.

Considerando che questi elementi di attenzione possono trovare declinazioni diverse nel percorso istituzionale che si apre, si ritiene opportuno, in parallelo, continuare il confronto fra i Sindaci e le OO.SS. anche in applicazione del vigente protocollo di relazioni sindacali.

Dal punto di vista generale, inoltre, CGIL CISL UIL sottolineano come il riordino deve essere compatibile con scelte politiche di ulteriore progressiva integrazione anche in merito allaparità di accesso, a parità di oneri, a tutti i servizi da parte dei cittadini di tutto il territorio dell'Unione.

Infine per quanto attiene agli aspetti organizzativi, dall'organizzazione a matrice alle competenze dirigenziali, che vanno definiti con chiarezza, vanno valutati gli atti più idonei a contenerli, privilegiando quelli regolamentari rispetto allo Statuto.

E' poi indispensabile garantire il confronto preventivo da svolgere con le categorie sindacali che rappresentano il personale dipendente e con la RSU, definendone tempi e modi, affinché possano essere valutati e possibilmente condivisi gli aspetti relativi all'organizzazione dei servizi, collegandoli con la contrattazione integrativa, per la massima valorizzazione professionale, anche in prospettiva, di tutto il personale.

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