#Lavoro, #Inps: giù le assunzioni stabili, solo una su quattro è a tempo indeterminato. Boom del lavoro a chiamata

Tra gennaio e maggio del 2017 l'Istituto registra un'ulteriore riduzione del lavoro stabile sul totale delle assunzioni (25,9%). Il calo è iniziato da quando è scaduto l'esonero contributivo

Da quando è scaduto l'esonero contributivo, il contratto a tempo indeterminato è sempre più una chimera per i lavoratori italiani. Lo certifica anche l'Inps. Tra gennaio e maggio del 2017 si è infatti «registrata un'ulteriore riduzione dell'incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (25,9%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l'esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato» e per lo stesso periodo si registrava un 40,7% di nuovi contratti a tempo indeterminato. Così l'Osservatorio dell'Istituto di previdenza sul precariato, aggiornato ai cinque mesi del 2017. Praticamente, quindi, solo un'assunzione su quattro risulta stabile.

Guardando al dato "annualizzato", calcolato dall'Inps, si rileva poi la spinta dei rapporti a tempo in cui ricadono anche, spiega l'Istituto, i contratti stagionali e i contratti di somministrazione). In generale per l'Inps «queste tendenze sono in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti e attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale».

Sempre nell'Osservatorio sul precariato, l'Inps fa notare, oltre all'impennata del lavoro a chiamata, «l'incremento dei contratti di somministrazione a tempo determinato (+14,6%)», che può, anche questo, «essere messo in relazione alla necessità delle imprese di individuare strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo».

Passando a considerare le cessazioni di rapporti di lavoro, «nel complesso - si spiega - sono state 2.007.000, in aumento rispetto all'anno precedente (+11,2%): a crescere sono soprattutto le cessazioni di rapporti a termine (+18,4%), mentre quelle di rapporti a tempo indeterminato sono leggermente in diminuzione (-1,3%)».

Intanto migliora il peso della buste paga, ma «per le assunzioni a tempo indeterminato»: da gennaio a maggio 2017 si registra infatti «una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro (55,0% contro 57,9% di gennaio-maggio 2016)».

Via Rassegna.it

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