Dal Governo una risposta che non risolve le incertezze del settore Oil&gas

La risposta che è arrivata dal Governo relativamente alla questione del comparto Oil&gas è grottesca ed è l'esatta fotografia del pressapochismo con il quale un argomento così importante venga trattato.
Il “contentino” che ci viene proposto, riduzione del periodo di stop da 3 anni a 18 mesi, non risolve minimamente il problema. Non si tratta di contrattare un periodo piuttosto che un altro, qui stiamo parlando di un settore che sta riprendendo vigore dopo un periodo dove si è rischiato lo stallo delle attività.
Eni ha in programma investimenti per 2 miliardi di euro tra il 2019 e il 2020; tra l'altro il Distretto Centro-Settentrionale di Marina di Ravenna ha ripreso ad assumere giovani.
Stiamo parlando di un settore dove la sicurezza del lavoro e il rispetto di tutte le norme a tutela dell'ambiente sono ai massimi livelli. È un settore che da sempre fa da traino all'economia locale e che ha prodotto ricchezza sul territorio.
È un settore che produce gas metano, da tutti indicato come la fonte di energia necessaria nel processo di transizione verso le rinnovabili; percorso che nessuno di noi sta mettendo in discussione, anzi siamo tutti consapevoli che questa sia la giusta direzione per perseguire anche gli obiettivi di salvaguardia dell'ambiente.
Tutto questo rischia di essere azzerato a causa di un emendamento basato su cosa? Quali sono le reali motivazioni che hanno spinto a promuoverlo?
L'Italia è l'unico paese nel quale esiste il limite di perforazione entro le 12 miglia, abbiamo delle norme tra le più restrittive d'Europa, siamo il paese che ha già rispettato e superato gli obiettivi di transizione verso le rinnovabili, al contrario della Germania che continua tranquillamente a bruciare carbone.
La mediazione trovata dagli attuali governanti non è certamente la soluzione, serve un confronto serio nel merito delle questioni; che vengano nel nostro territorio a confrontarsi con i lavoratori, con le istituzioni, con le aziende e con le organizzazioni sindacali.

Nel frattempo, però, il 9 di febbraio andremo tutti quanti a Roma per la manifestazione proclamata da Cgil, Cisl e Uil. Non possiamo sperare che qualcun altro risolva il problema al posto nostro, ogni lavoratore dovrà mettersi in gioco, bisogna riempire i pullman, ci metteremo la faccia come abbiamo sempre fatto.

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