Proclamato lo stato di agitazione alla Comart

Fim, Fiom, Uilm e le Rsa Comart Spa hanno dichiarato lo stato di agitazione alla Comart per sollecitare l'azienda e la proprietà a un doveroso impegno per attutire il più possibile l'impatto sociale causato dai licenziamenti di massa.
“A seguito della procedura di licenziamento collettivo avviata lo scorso 23 gennaio da Comart Spa in concordato liquidatorio – commentano Giuseppe Nuccio, Davide Tagliaferri e Marco Riciputi, rispettivamente di Fiom, Fim e Uilm – abbiamo incontrato la direzione aziendale il 29 e il 31 gennaio scorsi per valutare le possibilità di condividere un accordo sindacale per definire le modalità di uscita dei dipendenti. La condivisione di un accordo sindacale tra le parti, che regoli le condizioni di uscita della totalità della forza lavoro pari attualmente a 54 persone, porterebbe all'azienda un risparmio considerevole sui costi della procedura prevista dalla Legge 223/91. Al tavolo sindacale, su questo punto, la richiesta della delegazione sindacale è stata di riversare una buona parte di questo risparmio ai dipendenti che incolpevolmente verranno licenziati attraverso un incentivo all'esodo. Inoltre all’azienda si chiede un impegno formale di ricollocazione dei dipendenti licenziati, anche attraverso un percorso di outplacement, finanziato dall'azienda. Su questo punto la proposta aziendale è stata insoddisfacente e ampiamente al di sotto dalle richieste formulate, su mandato dei lavoratori, dalla delegazione sindacale. Anche sulle modalità e sulle tempistiche di uscita delle persone, permangono forti distanze tra azienda e sindacati”.
Per Fim, Fiom e Uilm bisogna far coesistere la richiesta da parte aziendale, di portare a compimento e a incasso le commesse aperte per agevolare il buon fine della procedura del concordato, con la necessità dei dipendenti di esercitare la propria volontà di uscita dall'azienda, a fronte di eventuali occasioni di nuovo lavoro. Tutto ciò deve avvenire senza che al lavoratore vengano pregiudicate le condizioni economiche e contrattuali previste dall'accordo.
L'azienda, invece, intende trattenere un numero non meglio definito di persone per un tempo ancora incerto e comunque fino a conclusione delle commesse ancora in corso. Questo, però, potrebbe pregiudicare la possibilità, per questi lavoratori, ad accettare nuove proposte di lavoro in quanto impossibilitati a uscire dall'azienda. I dipendenti sarebbero costretti a presentare le proprie dimissioni, con un conseguente danno economico. Questo, in una procedura di licenziamenti collettivi, sarebbe paradossale.
Lo scorso 2 febbraio si è tenuta l'assemblea con le maestranze nella quale è stata esposta la situazione della trattativa. Nei lavoratori e nelle lavoratrici è emersa una generale e totale insoddisfazione rispetto alle proposte formulate dall'azienda. C’è ancora una grande distanza tra le parti. La crisi della Comart non è stata generata dai lavoratori e l'azienda non può chiedere agli stessi di farsi carico di colpe non loro.
In assemblea si è condivisa la necessità che l'azienda e la proprietà debbano fare uno sforzo per sostenere i propri dipendenti che meritano rispetto e un sostegno dignitoso, in questo momento drammatico per più di cinquanta famiglie. E’ stato così proclamato lo “stato di agitazione” e alla delegazione sindacale è stato chiesto di proseguire la trattativa per portare a un accordo che rispetti la dignità delle persone.

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