Analisi del settore edile in provincia di Ravenna e sciopero del settore proclamato per il 18 dicembre

Si è chiuso da poco l'anno edile (1 ottobre 2016 – 30 settembre 2017) e si conoscono già i dati, anche se non ancora definitivi, drammatici del settore in provincia di Ravenna.

Operai iscritti alla Cassa Edile della provincia di Ravenna

ANNO Operai Iscritti
2007      6.354
2008      6.112
2009      5.374
2010      4.663
2011      4.224
2012      3.734
2013      3.279
2014      2.958
2015      2.605
2016      2.558
2017      2.392

La tabella evidenzia come dal 2007 a oggi la diminuzione dei lavoratori edili attivi in provincia sia stato di quasi 4.000 unità pari al 62,35%, ma il dato più preoccupante è che si accentua il trend di calo rispetto all'anno precedente, infatti in un solo anno si sono persi 166 addetti pari al 6,5%. Questi numeri sono confermati anche dal calo delle ore lavorate che da un anno all'altro è stato del 5%. Quasi stabile invece il numero delle aziende edili della provincia con almeno un dipendente che passa da 495 a 479. E' evidente che sono soprattutto le grandi aziende storiche del territorio, quelle con molti dipendenti, che hanno maggiori difficoltà. Le prime 10 aziende per numero di occupati passano da 658 a 551 addetti complessivi.

Le situazioni più emblematiche sono proprio nelle grandi aziende con la cancellazione da un anno altro di due di quelle che erano importanti realtà. La prima è la Galileo Pasini (32 dipendenti) messa in liquidazione dell'azienda a ottobre 2016. La seconda è Iter (68 dipendenti nell'anno edile 2015/16, ma oltre 400 negli anni indietro), proprio oggi scadono i 18 mesi di trattamento speciale edile a cui avevano diritto i lavoratori dell'Iter, licenziati il 18 maggio 2016, come previsto dal piano concordatario. Molti di loro non hanno ancora trovato una occupazione.
Altre situazioni problematiche non sono evidenziate da questi dati ma entreranno nelle statistiche nel prossimo rapporto: ad esempio i 66 licenziamenti di Acmar effettuati a maggio del 2017 e i 20 licenziamenti previsti dall'accordo di mobilità della Cmcf di Faenza.
L'elenco delle piccole aziende che hanno chiuso o licenziato sarebbe infinito.
Ha inciso profondamente in questo progressivo processo di indebolimento del tessuto produttivo locale anche la presenza sempre più “ingombrante” di aziende edili non radicate sul territorio, che, in molti casi, hanno un approccio meno rigoroso al rispetto di tutte le norme e le prassi che regolano il mondo dell'edilizia. In molti casi le aziende più spregiudicate si aggiudicano le gare di appalto in provincia a scapito di aziende più “virtuose” grazie al meccanismo del massimo ribasso e poi si dileguano (ad esempio attraverso fallimenti “pilotati”), lasciando i lavoratori senza retribuzione e senza la possibilità di far valere i propri diritti.
A ciò si vanno ad aggiungere le storture del mercato del lavoro causate da un uso spregiudicato delle norme. Si va dalla diffusione preoccupante del fenomeno delle “false partite Iva”, per il quale non esistono dati statistici puntuali ma la cui estensione emerge dal costante monitoraggio del territorio da parte delle categorie, al ricorso massiccio ai voucher, fortunatamente vietato dalle ultime normative nel settore edile, che hanno reso incontrollato e incontrollabile un settore in cui da sempre il rispetto della legalità, della sicurezza e dei diritti dei lavoratori possono essere molto difficili da rivendicare.

Un ruolo importante per il rilancio del settore sarebbe dovuto arrivare dal pubblico con lavori di riqualificazione e pubblica utilità e i relativi appalti conseguenti, ma purtroppo ci sono alcuni casi emblematici che ci dicono il contrario. Sicuramente le politiche di austerità che hanno portato una stretta alla possibilità di “investimento” degli enti locali e il blocco nella cantierabilità dovuta all'introduzione del codice unico sugli appalti sono stati un impedimento nei nuovi lavori in questo periodo. Ma anche i pochi appalti che sono partiti hanno riscontrato diverse problematiche: rotonda sulla Ravegnana, ponte sulla San Vitale, palazzo in via Berlinguer con nuovi uffici comunali per non parlare dell'appalto di Hera sulle manutenzioni della rete. Speriamo che la firma delle “Linee di intesa su appalti e legalità”, avvenuta il 9 novembre in Comune a Ravenna, sia l'avvio di una nuova fase e venga estesa a tutte le realtà provinciali.

In questo contesto si colloca la vertenza per il rinnovo del Contratto nazionale di settore e lo sciopero proclamato per il 18 Dicembre.

SCIOPERO NAZIONALE 18 DICEMBRE

Da fine giugno 2016 un milione e mezzo di lavoratori del settore edile sono senza contratto, infatti la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale degli edili (Ance, Coop, Artigiani e Piccola e Media Industria) è stata ostacolata da un atteggiamento delle controparti che ha rimandato nel tempo le soluzioni che potevano garantire rilancio al settore, salario e diritti ai lavoratori, tutela e maggiore funzionalità del sistema bilaterale, regole che incentivino le aziende rispettose dei contratti e delle regole.
Per questi motivi Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno lanciato a metà settembre una campagna straordinaria di assemblee territoriali e di cantiere e deciso giornate di sensibilizzazione, come quella di oggi, per informare i lavoratori del settore e tutta la cittadinanza.
I sindacati del settore edile hanno presentato una piattaforma unica a tutte le controparti del settore con l’intento di addivenire a un unico contratto nazionale del settore delle costruzioni con richieste riguardano il salario, il diritto al lavoro, la regolarità delle imprese in termini di ore lavorate e denunciate in Cassa Edile, la lotta al lavoro nero e grigio, l’introduzione del contratto di cantiere: uno strumento utile a tutelare le condizioni di lavoro, la sicurezza e la formazione su rischi di tutti i lavoratori che sono presenti nel cantiere edile.
Si chiede anche la creazione di un sistema sanitario integrativo che possa garantire parità di trattamento a tutti i lavoratori attraverso prestazioni minime uguali per tutti che possano essere integrate dalla contrattazione territoriale, il rafforzamento del sistema della previdenza complementare e la creazione di un fondo che consenta realmente di accompagnare i lavoratori più anziani alla pensione favorendo l’ingresso dei giovani. Nella situazione di crisi attuali è fondamentale ripensare il settore tutto rispetto alle costruzioni di domani, non più incentrate sulla costruzione di nuovo abitativo e/o industriale, ma incentrato sulla rigenerazione urbana, riqualificazione dal punto di vista energetico ambientale dell'esistente e messa in sicurezza dal punto di vista del rischio sismico per gli edifici e del territorio, più in generale, per rischio idrogeologico. Ce lo dice anche la nuova normativa regionale sul “Consumo del suolo”.
A fronte delle mancate risposte, forti del consenso riscontrato nelle assemblee già effettuate (una ventina nella provincia di Ravenna) è stata proclamata una giornata di sciopero nazionale per il 18 dicembre con 6 manifestazioni interregionali. Tutta l'Emilia Romagna parteciperà alla manifestazione convocata a Torino, con la presenza del segretario nazionale della Fillea Cgil Alessandro Genovesi.

PENSIONI
Ultimo tema di attualità è quello delle pensioni, centrale per il futuro del settore, ed è da tempo nell'agenda dei sindacati dell'edilizia che sono impegnati per una modifica del sistema previdenziale al fine di riconoscere che i lavori non sono tutti uguali e che, ad aspettative di vita diverse e a lavori più gravosi ed usuranti come quelli dei “muratori”, devono corrispondere uscite anticipate e flessibili, superando le rigidità e le ingiustizie dell’attuale Legge Fornero.
In questa fase di confronto che si aperta tra Cgil, Cisl e Uil con il Governo, aspettiamo delle risposte, per i lavoratori dell’edilizia e delle costruzioni (e non solo). A oggi non ci sono state e per queste ragioni , qualora il Governo e il Parlamento dovessero confermare il non rispetto dell’intesa sottoscritta con Cgil, Cisl e Uil - in particolare sul tema dell'adeguamento dei requisiti pensionistici rispetto all'aspettativa di vita, la pensione di garanzia per i giovani e i lavoratori discontinui e sul tema della diversificazione delle uscite pensionistiche per i lavoratori più gravosi e usuranti come i nostri - Feneal Filca e Fillea hanno già deciso in termini unitari che continueranno la mobilitazione con le iniziative di lotta adeguate e necessarie a sostegno delle rivendicazioni, confederali e della categoria.


Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil

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