Le “brigate” della Flai tra i campi e i filari per aiutare i lavoratori sul territorio ravennate

Vicidomini: “In questo modo avviciniamo tantissimi lavoratori che per problemi di natura logistica o per paura non riescono a mettersi in contatto con noi”

Il 26 luglio scorso ha preso il via l'ultima parte del progetto predisposto, ormai oltre un anno fa, dalla Flai Cgil di Ravenna e condiviso con entusiasmo dal coordinamento immigrati Flai. L'obiettivo è coerente con le numerose iniziative organizzate in questi anni ma con un salto di qualità rappresentato da un sistema di geolocalizzazione del settore che può essere un concreto contributo al contrasto dei fenomeni degenerativi del mercato del lavoro agricolo, emersi con prepotenza anche nella nostra provincia. “Il nostro obiettivo – spiega Raffaele Vicidomini, segretario provinciale della Flai Cgil - è l’ottenimento di una mappatura capillare del territorio per far emergere le situazioni di sfruttamento nel settore del lavoro agricolo. Per questo dal 26 luglio è stata avviata la campagna ‘Ancora in campo’ che si protrarrà fino all’autunno inoltrato”.
La Flai è in prima linea su questo versante e al fianco di questi lavoratori che spesso sono invisibili anche per le statistiche. Diverse sono le iniziative nazionali che hanno rappresentato anche un riferimento per il territorio ravennate. Con la campagna Ancora in campo, la Flai denuncia cosa avviene nelle campagne e informa i lavoratori impegnati nella raccolta di prodotti ortofrutticoli e quelli occupati negli allevamenti, circa i propri diritti, il rispetto dei contratti e dei salari e le nuove opportunità offerte dalla Legge 199/16 contro sfruttamento e caporalato. Anche a Ravenna, quindi, le Brigate del lavoro della Flai, composte da militanti, componenti del coordinamento immigrati e funzionari, si recano nei luoghi di lavoro, tra i filari, nei campi, dove migliaia di lavoratori, ogni giorno, cercano di conciliare la necessità di conservare il proprio lavoro con quella, sempre più frequente, che li costringe ad accettare compromessi con la loro dignità.
“In questo modo avviciniamo tantissimi lavoratori – spiega Vicidomini - che per problemi di natura logistica o per paura non riescono a mettersi in contatto con noi. Così è possibile diventare per loro un punto di riferimento per dare informazioni, risposte (su contratti, rinnovo del permesso di soggiorno, infortuni e malattie professionali), sostegno anche in caso di lavoratori che vogliano denunciare irregolarità e sfruttamento. La fotografia per ora emersa conferma le analisi che da tempo abbiamo denunciato. Infatti, tra le aziende distribuite tra il comune di Conselice e quello di Massa Lombarda, visitate nella prima giornata, alcune, attraverso i loro responsabili, hanno accettato serenamente di farci incontrare i lavoratori che hanno confermato di percepire retribuzioni e trattamenti coerenti con quanto previsto dal contratto nazionale e da quello provinciale. Altre aziende lo hanno fatto con più diffidenza e gli sguardi imbarazzati dei loro operai, mentre apprendevano quale fosse la retribuzione corretta e quali i loro diritti, erano più eloquenti di qualsiasi altra considerazione. Ma la conferma che anche le nostre campagne non sono esenti dal lavoro irregolare e dallo sfruttamento, la si è trovata nell'arroganza, negli insulti e nelle più o meno velate minacce che alcuni imprenditori ci hanno riservato e con le quali ci hanno respinto. Dietro la loro sproporzionata reazione, resta il dubbio che si nascondano le ragioni che oltre a portare allo sfruttamento dei lavoratori (magari affidandosi a intermediari di dubbia provenienza) determinano quella concorrenza sleale attraverso il dumping contrattuale e l'evasione fiscale, che rappresenta il peso più gravoso che le tante aziende virtuose del territorio devono sopportare”.
Su questi comportamenti si deve intervenire, altro che reintrodurre i voucher. Non c’è bisogno di inventarsi altri strumenti, è sufficiente applicare quelli contrattuali e la 1egge 199/16. A meno che non si voglia deregolamentare e destrutturare totalmente il lavoro agricolo ma, in questo caso, almeno ci venga risparmiata la retorica del "Made in Italy" (inesistente senza qualità del lavoro e rispetto dei diritti) e quella dell'unità di intenti per combattere il lavoro irregolare.

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